domenica 28 febbraio 2016

Istantanee di cultura crucca

Vivendo lontano da casa si imparano un sacco di cose interessanti sulle abitudini del luogo e sulle proprie, ma alla fine tutti gli stereotipi che uno può immaginare finiscono per risultare veri. A seguire, alcune tra le differenze culturali tra la Germania e l'Italia che ho trovato più eclatanti. Si apprezzano commenti e critiche.

Trovare casa
Trovare un posto dove vivere da queste parti può essere alquanto complicato. A livello di stanze o appartamenti per studenti, il metodo più usato è di gran lunga un unico sito raccoglitore con centinaia di offerte. Ma non basta trovare una casa disponibile che piaccia e abbia un prezzo adeguato, bisogna superare la selezione.
Si è invitati a visitare la casa in riunione plenaria dei possibili futuri coinquilini, e si viene sottoposti a quello che nelle modalità assomiglia tantissimo a un colloquio di lavoro. Quanti anni hai, cosa studi, cosa fai nel tempo libero, eccetera. Una media di una mezzora a colloquio, da moltiplicare per decine di candidati. Ovviamente la pianificazione dell'interview avviene con giorni di anticipo e viene inserita in una griglia con tutti gli aspiranti inquilini. E non è che trovata una persona adatta si annullano le altre visite, per cui ognuno di questi colloqui finisce con il classico "ti faremo sapere". (Non so bene come funziona per chi cerca una casa intera in questo modo, ma da quello che ho sentito la modalità non è del tutto dissimile a parte che a condurre i colloqui saranno i proprietari.)
Insomma, un principio che può avere un senso ma viene applicato in modo davvero troppo rigido. Rimangono estremamente colpiti dal fatto che non sia l'unico modo possibile di procedere. Tutte le volte che ho provato ad ammettere che non ero abituato a questa pratica, mi sono invariabilmente sentito rispondere "perché, da voi come si fa a selezionare la persona?".
Per la cronaca, io per trovare l'ultima stanza ho scritto una cinquantina di email e visitato una decina di case (l'ultima con doppia selezione), e credo di essere in media. Questo è il mio giardino qualche settimana fa.


In Germania si piscia seduti
Questo è un fatto non così noto al di là della frontiera, seppur ben documentato su internet dai non tedeschi residenti in Germania. Da qualche tempo a questa parte, i maschi tedeschi vengono in maggioranza educati sin da piccoli a pisciare in casa da seduti. Lo stesso comportamento viene spesso atteso dai tedeschi per i loro ospiti e coinquilini. La richiesta può essere fatta esplicitamente a voce o tramite segnaletica da bagno come quella venduta in questo sito.
Non ho studiato troppissimo, ma sembrerebbe sia stata una battaglia vinta dai movimenti femministi e una cosa a cui le donne tedesche tengono in maniera partciolare. Esistono e sono ben noti i termini per indicare chi piscia in piedi e chi piscia seduto (Stehpinkler, Sitzpinkler) e ancora c'è chi resiste, ma è una minoranza vista dai più come rozza e viziata. L'idea è che il cesso non è pensato per essere usato in piedi e che pulire gli schizzi evidenti non basta, perché una nube di urina nebulizzata invade l'ambiente generando cattivo odore e impregnando i muri del bagno (questo fatto potrebbe essere accentuato dai cessi mostrastronzi presenti in alcune case). Qui potete osservare come un topic relativo al paragrafo precedente si trasforma in una battaglia su questo tema.
Quando i miei ex coinquilini me lo hanno chiesto, io che ero arrivato da poco sono rimasto spiazzatissimo e l'ho ritenuta una maleducata invasione della privacy. Poi mi sono abituato, e devo dire che non è la peggiore delle abitudini.


Il rapporto con la puntualità
Nonostante nel mondo degli stereotipi abbia un ruolo centralissimo, questo per me è stato uno dei punti più sottili da cogliere. La verità è che i tedeschi non hanno il concetto di "orario di massima" e fanno fatica a capire che ci sono situazioni in cui, seppur viene dato un orario preciso, non è importante rispettarlo al centesimo (qui mi tocca generalizzare e sono sicuro di non rappresentare la totalità delle persone).
Come già accennato, non è una cosa che mi è apparsa subito nella sua interezza, perché nella vita di tutti i giorni ho appuntamenti con i tedeschi solo per mangiare (12.30 precise per andare a mensa, poteva andare peggio) e cene ogni tanto (as soon as 18.30), ma sono l'unico mediterraneo per cui provo a essere puntale e finisce lì. Ok al centro sportivo la gente si presenta dieci minuti prima dell'inizio della propria attività, ok se inviti gente per una festa alle otto arriva davvero alle otto, ma la vera importanza della questione si può capire soltanto in quelle situazioni in cui si pongono degli ostacoli a questo modo di procedere.
Nel mio caso, questo è avvenuto nelle conferenze all'estero, in cui i tedeschi erano in minoranza. Ho visto i miei colleghi provare di totale disarmo di fronte a situazioni da me considerate del tutto normali. Provo a raccontare brevemente l'ultima esperienza a titolo di esempio.
Penultimo giorno di conferenza a Lille con i miei due codottorandi (un ragazzo e una ragazza), c'è la cena sociale alle 19.30 in un ristorante a 20-25 minuti dall'albergo. Torniamo dalle lezioni verso le 18.30 e si fissa un po' con tutti l'appuntamento al pianterreno per mezzora dopo. A lei sembra troppo tardi e me lo fa notare, io alzo le spalle. Alle sette siamo circa in cinque o sei e loro propongono di avviarsi, gli altri per fortuna hanno qualcuno da aspettare anche io dichiaro che mi fa piacere andare tutti insieme. Da lì inizia lo scenario in cui ogni minuto arriva qualcuno ma ognuno ha qualche amico che manca, anche perché in alcune stanze si dovevano fare la doccia entrambi e ci vuole un po'. Loro due sguardo fisso all'orologio, risatine e commenti continui, e frecciatine nei miei confronti del tipo "te l'avevo detto". Sono seriamente scioccati da tutto questo e continueranno a esserlo per tutto il tragitto, molto più di quanto io riesca a spiegare a parole. Comunque alle 19.15 siamo una trentina e partiamo, arriveremo con il terribile ritardo di dieci minuti a una cena che non inizierà prima delle 20.30. (Fine della storia: io entro per ultimo perché mi fermo a comprare delle caramelle per tamponare il mal di gola, con grande interpretazione del concetto di cena sociale li trovo seduti a uno degli unici due tavoli da cinque con il mio compagno di stanza, per cui mi sembra scortese non aggiungermi. Il giorno dopo, abbiamo saltato l'ultimo talk di mezzora per poi arrivare alla stazione con un'ora tonda di anticipo).
"Sono quasi puntuale"

La sociologia stradale
Il diverso comportamento su strada (di tutti i protagonisti in gioco) è per quanto mi riguarda l'esempio più emblematico di questa lista, in quanto perfetta rappresentazione delle più importanti differenze culturali. Inoltre, è una delle cose su cui faccio più fatica ad abituarmi.
Qui i pedoni attraversano solo col verde anche se non c'è nessuno, gli automobilisti sfrecciano come pazzi, le piste ciclabili sono  dei velodromi rettilinei e i pochi motorinisti estivi guidano come ritardati. Basta avvicinarsi da lontano a un attraversamento pedonale affinché i veicoli si fermino e ti lascino passare, anche quando non ci sarebbe pericolo di incrocio. I semafori hanno quasi tutti più di due tempi e regole complicate. Ognuno sta sulla propria corsia e guidando non fa niente di "strano" a parte sgasare a più non posso appena scatta il verde.
E' una sorta di paradiso del codice stradale che io trovo pericolosissimo in quanto nessuno è preparato a situazioni impreviste. Ogni volta che mi capita di dover guidare la mia biciclettina viola fuori dalla pista ciclabile mi caco un po' sotto, e ho subito diverse clacsonate per motivi che non ho mai capito. Una volta ero in un gruppo di tedeschi e uno ha citato le rotonde olandesi a due corsie, in cui ogni volta è del tutto confuso e rimane bloccato perché "non si capisce se bisogna guidare nella corsia interna o in quella esterna". Tutti a dargli ragione e a confermare di come avessero avuto la stessa esperienza traumatica nei Paesi Bassi.
La mia interpretazione è che nel nostro mondo abbiamo dei veicoli guidati da esseri umani, che tengono il finestrino aperto e continuano ad avere un rapporto con l'esterno. In Germania quando un uomo sale sulla macchina o sulla bicicletta diventa un tutt'uno con il proprio veicolo, una sorta di transformer con degli algoritmi da seguire.
Noi cresciamo in un mondo in cui siamo abituati a "interagire" con le macchine e a non esserne del tutto spaventati quando siamo a piedi o su un mezzo a due ruote. Qui invece un rapporto tra i due mondi non esiste ed è come se fosse sempre autostrada. La cosa che fa più ridere è la totale incapacità del tedesco medio di districarsi da pedone nei luoghi con una cultura stradale differente, dando l'idea del selvaggio alle prese con la modernità (probabilmente, nella sua testa è l'esatto contrario). Una speciale menzione ai motorini che guidano a seconda dei casi sulla pista ciclabile a venti all'ora (quando consentito) o su strada facendo la coda nel traffico con le macchine, al centro della corsia.


Miscellanea (in aggiornamento?)
- Non ho a disposizione un analogo campione per l'Italia, ma la stragrande maggioranza dei giovani maschi tedeschi, o almenodi quelli che fanno sport all'università e si fanno la doccia con me, si rasano completamente il pube.
- E' del tutto normale mangiare pane, burro e Nutella.

venerdì 11 dicembre 2015

Tu' madre

Nel post precedente avevo promesso grandi cose, ma poi mi è morto lo smartphone, ho perso le foto della conferenza a Cluj e questo è bastato a creare un'impasse. Ho provato a prenderla come scusa per provare a usare uno stile più narrativo e meno dipendente dalle fotine del cazzo, ma al secondo paragrafo sull'esperienza transilvana mi sono reso conto che stava venendo una cosa noiosissima e ho rinunciato. Lo smartphone è ancora a riparare perché hanno fatto dei casini e io rimando da settimane la chiamata che dovrei fare, e la macchina fotografica non me la porto mai appresso per cui tutto sto periodo è sostanzialmente privo di immagini. Ma magari prima o poi ci riprovo a scrivere qualcosa.

Per ora stacco la tastiera dal chiodo vagamente ispirato dalla simbologia seguente:

1) mi è stato portato in dono un pacco di taralli dalla Puglia;

2) in un un'universo parallelo, un'altra persona aveva costruito un blog alquanto simile a questo http://mujsvetmojematematika.blogspot.de/.

Per cui, un rapido aggiornamento sulla mia vita crucca.
  • Con immensa fatica sono riuscito a trovare una nuova casa, visto che la tipa che mi affittava la stanza precedente è tornata dalla Nuova Zelanda. Qui ogni appartamento sottopone gli aspiranti inquilini a un colloquio di stile aziendale, per questo autunno c'era una concorrenza bestiale per cui è stata una faticaccia. Alla fine sono stato pisciato ovunque tranne che nell'obbiettivo più difficile. Circa duecento email a causa del prezzo irrisorio, e doppio turno di selezione perché al primo giro mancava un'inquilina. Non spendo un cazzo e mi trovo benissimo, è vicina sia al centro che all'università e costa poco perché è un'edificio un po' vecchio e non ristrutturato, ma la stanza è grande e c'è il giardino e coinquilini mi piacciono un sacco. 170 euri tutto compreso
  • Seguo un corso di tedesco e c'è la stessa insegnante inutile che avevo boicottato l'anno scorso, ma stavolta quantomeno siamo abbastanza pochi, e poi l'autodidattica ha fallito così miseramente che non avevo altre scelte. 
  • Sono finalmente riuscito a battere la concorrenza anche sul corso di kayak. Però adesso è inverno e lo facciamo in piscina e il corso consiste sostanzialmente nell'imparare la giravolta ("eskimo roll") che è molto più difficile di quanto pensassi. Una discreta rottura di cazzo con buoni effetti catartici.

Due aneddoti di oggi accaduti nel giro di una mezzora.

Uno) Sto in fila alla cassa al supermercato, davanti a me c'è un gruppo di pischelli con un uno Jaegermeister (rinuncio a mettere la umlaut che per qualche motivo la formattazione impazzisce), a un certo punto decidono di lasciare in fila solo il più grosso. La cassiera gli chiede un documento e questo non ce l'ha, lei non vuole venderglielo, allora chiede a me di comprarlo per lui. Mi dà i soldi in mano, io li passo alla cassiera, questa mi dà il resto, io passo il resto al pischello, lui prende la bottiglia e raggiunge gli amici. Le legge è stata rispettata, la Germania è salva.

Due) Essendo venerdì sera e non avendo un cazzo da fare decido di andare a vedere il film di Nanni Moretti in un piccolo cinema sperduto, in italiano coi sottotitoli in tedesco dice l'internet, può pure essere un buon esercizio. Alla sala si accede da un ristorante italiano in cui un'azienda sta facendo la cena di Natale, i pezzi grossi in piedi tengono banco e i dipendenti ridono e applaudono a ogni battuta come da film di Fantozzi. Chiedo conferma al bigliettaio che il film sia in lingua originale e questo annuisce, sfoggiando un itagnolo di livello A1 per prendermi in simpatia. Stanno ancora finendo di proiettare il film precedente per cui mi prendo una birra e scambio due chiacchiere coi camerieri, tra cui un sudamericano dai tratti amazzonici cresciuto in Molise. Nel frattempo arriva una coppia per il film e forse poi altre due persone. Dopo un po' mi affaccio al gabbiotto per chiedere se posso accedere alla sala, e il bigliettaio mi dice che gli altri (due? quattro?) spettatori hanno "democraticamente deciso" che il film sarà proiettato col doppiaggio tedesco. Chiedo i soldi indietro e me ne torno a casa. E adesso sto qui a scrivere stronzate e mangiarmi il wrap del cazzo con pollo e insalata che avevo comprato al supermercato in chiusura.

Per i più curiosi, ho usato cinque volte la parola cazzo.
Ora sei.


L'allegria del campus di domenica pomeriggio











domenica 26 luglio 2015

Se questo è un post

Devo liberarmi della roba poco interessante accumulata negli ultimi ics giorni perché stasera vado in Transilvania e spero di racimolare cose più divertenti.

Per cui rapidamente.

- Se uno si dottora, gli si costruisce un cappello con appiccicate cose stupide.





















- Se uno vuole sfidare la tradizione aprendo un negozio di birre artigianali, gli dà un nome italiano. (E può scriverlo sul muro di un palazzo antico senza che si arrabbi la gente di Ratisbonafaschifo).





















- Se uno vuole fare kayak sul Danubio e glielo impediscono in tutti i modi, è consigliato prenderlo in giro sguazzando nel laghetto di fronte al suo ufficio.





















- Se uno fa un poster decente, qualcuno lo appende.

- Se uno vuole mangiare frutta estiva locale, deve fare scorpacciate di ribes rossi e uva spina.

- Se uno vede una cosa molto divertente a mensa ma si scorda di fotografarla, si attacca al cazzo.

Per concludere, invece, metto una vecchia foto dropboxata la settimana scorsa dal mio relatore.





mercoledì 8 luglio 2015

pigreco





Inizio con una foto di Ginen Pilotinen cosi' non devo giustificarmi dell'assenza per settimane. (In realta' lo chiamano col nome inglese, che tristezza).

Tempo fa sono stato spedito con la forza a una sorta di summer school in mezzo al nulla piu' totale della campagna bavarese, ed e' stato bruttissimo perche' di fatto c'erano lezioni circa 12 ore al giorno a me non me ne fregava niente e ho iniziato a odiare tutti. In quanto partecipante ho dovuto pure tenere una delle lezioni, ma per fortuna sono riuscito a imbastire parlando del nulla per un'ora e un quarto (strategia aiutata dal suggerimento finale del professor di trasformare in definizione l'unico teorema vero e proprio).

Una giornata comunque l'ho saltata scappando a Ratisbona, dove ho incontrato uno studente ospite del mio relatore. E' stato abbastanza rigenerante, nonostante gli orari del bus mattutino non esattamente piacevoli.
In un vecchio post avevo parlato dell'usanza di farsi benedire la casa dai Re Magi scrivendo le loro iniziali con il gesso sul proprio portone. A quanto pare, pero', si puo' anche comprare la benedizione in comodi blocchetti di sticker, a patto di ricordarsi ogni anno di attaccare quello nuovo.
Qualche weekend addietro, a Ratisbona c'e' stata la Bürgerfest, o festa dei cittadini. Tutte le strade del centro storico si sono riempite di colori, musica, rappresentazioni teatrali e allegria. Una ricorrenza molto piu' autentica e simpatica della pacchiana pseudo-Oktoberfest di maggio.

Io pero' ero a Roma, e la prossima e' tra due anni.

All'universita' invece l'arrivo dell'estate viene festeggiato con varie Sommerfest, di cui una organizzata dall'alleanza dei dipartimenti di matematica e fisica. Nella foto, un team di fisici sta usando dell'azoto liquido per lanciare dei pupazzetti in un recinto posto a √2π metri di distanza. E' la  una competizione annuale di balistica chiamata NiTrO (nicht triviale Operation, o qualcosa del genere), ma la giuria ha considerato il loro metodo troppo poco fantasioso e sono stati sconfitti dalla squadra avversaria.


In ogni caso, l'estate in Baviera e' un concetto abbastanza vago. Giugno, che a Roma e' il mese meno piovoso dell'anno, qui e' quello con piu' precipitazioni in assoluto, e si e' portato avanti alternando freddo-brutto e fresco-soleggiato. Questa e' la piazzetta dove appena fa bel tempo i giovani si accampano a bere e chiacchierare.


Nei weekend di sole, non e' raro trovare gente che fa il bagno in qualche diramazione del Danubio.



Ultimamente comunque ha fatto caldino sul serio, e la gente e' impazzita. Quando le massime si sono avvicinate ai trenta gradi, tutti hanno iniziato a chiedermi se ero abituato a temperature di quel tipo, perche' loro no, non lo erano. Ho sentito due persone diverse raccontare di riunioni di lavoro annullate per la temperatura troppo alta. Io ho provato a fare il ganzo ma quando la temperatura e' salita ulteriormente in realta' ho sofferto un po' persino io. (Tra l'altro le giornate sono lunghissime e la mia stanza affaccia a est, il che mi ha costretto a svegliarmi e andare all'universita' ad orari decenti.) Per combattere la calura, mi sono crucchizzato comprando un paio di virilissime Birkenstock-modello-mai-visto.
In ogni caso, a tutto c'e' un limite. Con la vittoria del no al referendum greco, l'estate si e' gia' arrestata e venti freddi hanno ricominciato a soffiare in Germania. 

E comunque i tedeschi abbronzati sono bruttissimi.


























giovedì 4 giugno 2015

Nodi svizzeri duemilaquindici

Conferenza di tre giorni di teoria dei nodi a Ginevra, qualche commento e poi foto random.

- Esistono aerei con due posti per fila.

- Per quanto uno possa aspettarselo, i prezzi svizzeri stupiranno in ogni singolo esercizio commerciale.

- Ginevra non è bellissima ma almeno sembra simpatica.

- Esiste l'estate.

- Passare da cretino che non capisce il tedesco a interprete semiufficiale per il francese è piacevole.

- La comunità di teorici dei nodi è abbastanza simpatica e rilassata.

- La mia abilità di concentrazione è inadatta per dei talk in successione, e il mio interesse decisamente inferiore alla media.

- Come reporter fotografico sono sempre più in declino, altrimenti avreste almeno una panoramica dell'aula con la lavagna piena di disegni simpatici, e una foto di Marta Catalano University di Roma Swiss Knots Geneva 2015.

- La cosa più positiva è che ho conosciuto un ragazzo che sta studiando cose molto affini alle mie. La cosa più negativa è che sarà ospite del mio relatore la settimana prossima esattamente nei giorni in cui io sarò spedito a una summer school molto più inutile per la mia ricerca.

Ah, qui in Germania oggi è vacanza per l'ennesima festività religiosa di cui non sapevo l'esistenza.





















martedì 26 maggio 2015

Del più e del Meno

Se dico che ho passato una notte al settimo piano di un hotel a quattro stelle di Francoforte posso passare per un giovane uomo d'affari, ma la verità è che ho messo a segno un ennesimo treno non partito per problemi tecnici (Trenitalia ormai guarda con invidia) e la Deutsche Bahn mi ha pagato il pernottamento a metà del mio viaggio di ritorno da Lille. Ho provato a fare un giro serale in centro e ho trovato una città completamente morta. Ma questo è il Meno, la cosa estraniante è che nonostante tutto ho sentito più persone parlare italiano in quella mezzora che nei quattro mesi precedenti.





















Sono invece passate tre settimane e mezzo dall'ultimo post, e quindi non so nemmeno bene cosa raccontare. All'epoca mi era sembrato divertente che all'università tagliassero l'erba con questo strumento del demonio.





















A Ratisbona, sull'isola danubina, si è svolto dall'8 al 25 maggio il Maidult, una delle due feste annuali della città. Più che un Oktoberfest in piccolo (ma non ci sono mai stato, quindi vado a sensazione) mi è sembrata una festa di paese italiana in grandissimo, con i pretzel giganti e i litri di Helles al posto della porchetta e del vinello. La differenza è però enorme nell'approccio delle persone, che ci credono tantissimo, e nel fatto che il calcinculo non ha la coda di volpe da acchiappare. Un sacco di gente indossa con orgoglio i vestiti tradizionali, insospettabilmente i giovani più di tutti. C'erano branchi e branchi di adolescenti col taglio di capelli alla moda, i pantaloni corti di cuoio e la camicia a quadretti (o il vestito strizzatette per le ragazze, ma fa un po' meno ridere).  Insomma è una cosa cool e tutt'altro che in decadenza. Io sono passato un paio di volte a curiosarci e poi sabato scorso per davvero, ma ho un po' di difficoltà a fotografare le persone per cui vi beccate un'inutile e sfocata ruota panoramica.





















Da queste parti siamo in pienissima stagione (o forse sta finendo, che ne so) dell'asparago bianco, che viene venduto e pubblicizzato in ogni dove. Mi sembra sia leggermente più delicato di quello tipico italiano ma forse mi sbaglio, devo assaggiare con più cura. Di sicuro ha gli stessi effetti collaterali sulle funzioni urinarie (foto da Google per dare l'idea, qui di sicuro non li importano dall'Eifel che non avevo nemmeno mai sentito nominare).

A proposito, questo fumetto l'ho trovato in un cesso del dipartimento di chimica

Ah, ho anche avuto ospiti per 24 ore, ma il selfie devo rubarlo a loro. Stavamo facendo finta che ci fosse il sole, o almeno così ho capito io.
Per il resto proseguo con la routine di corsi e seminari, ma poco tempo/voglia/abilità per sbrogliare la matassa di nodi che mi è stata assegnata. Sto anche per la prima volta nella mia vita iniziando a pormi un po' di domande sul mio futuro, ma preferisco concludere con un video di coniglietti, che sono nati da poco e imperversano per il campus. 

                      



                           



domenica 3 maggio 2015

Topo topo topo topo scivola

Lo scorso dicembre è morto a 59 anni Tim Cochran, che è stato un teorico dei nodi americano abbastanza conosciuto. A quanto pare, ha dato il nome di slam-dunk a una roba di matematica e già questo rende degno di nota il suo contributo al mondo. Uno dei suoi studenti è stato adottato dal mio relatore, e lo scorso weekend è venuto dal Texas per passare una settimana a Ratisbona. Noialtri se n'è approfittato per uscire un po' più spesso, e ieri una spedizione composta dal mio relatore, l'americano, me e un'altra studentessa si è recata recata nella ridente Norimberga per una visita turistica.





















Nel Castello Imperiale, dalla cui torre è scattata la foto di cui sopra, ho potuto appurare che la moda germanica del sandalo col calzino ha radici storiche ben consolidate.





















Oltre al castello, abbiamo visitato la casa di Albrecht Dürer, massimo esponente del Rinascimento tedesco. Imitando un collega francese, ho potuto lasciare anch'io impresso il mio tratto.





















Una storia interessante che ho sentito è la seguente. Uno dei professori più attivi del dipartimento si chiami Ulrich Bunke detto Uli, ed è un tipo abbastanza strano. E' di aspetto trasandato, pur provenendo quasi dall'analisi si è tuffato in una matematica astrattissima e spiega tutto ciò che riesce con il linguaggio delle categorie (anche nei corsi più introduttivi), ma soprattutto va a tutti i seminari riempiendo lo speaker di domande, talvolta anche in modo impertinente. Questo semestre ci seguo un corso e mezzo e qualche volta viene anche a giocare a pallone col gruppo dei matematici, in realtà è una persona molto amichevole. Ecco, lei è sua zia, e la leggenda vuole che sia stata l'ultima donna Che Guevara (in ogni caso, erano in guerriglia insieme e sono stati assassinati in Bolivia a un mese di distanza).

Barzelletta germanica (ok sto rubando a piene mani dal mio relatore, il prossimo post lo faccio scrivere direttamente a lui). Un professore arriva in ritardo a un talk tenuto in lingua tedesca, e chiede sussurrando al suo vicino: "Di cosa sta parlando?". Questi ci pensa un attimo e risponde: "Non lo so, non ha ancora detto il verbo!"

Nel libro che ho preso in biblioteca qualche mese fa per imparare le basi della mia nuova materia c'è una sezione chiamata "Three theorems of Papakyriakopoulos" (il libro è Knots and Links di Dalen Rolfsen, e per la cronaca l'ho restituito con uno strappo sulla copertina e uno scolorimento da pioggia). Il matematico citato è un topologo greco che, uscito un po' dal nulla, negli anni '50 ha risolto tre importanti problemi aperti sugli spazi tridimensionali. Su Wikipedia ho trovato questo limerick scritto in suo onore da John Milnor, che trovo straordinario,

The perfidious lemma of Dehn
Was every topologist's bane
'Til Christos D. Pap-
akyriakop-
oulos proved it without any strain.

Per il resto, assistere agli scivoloni del Bayern in una birreria locale è stata una bella soddisfazione.